Organizzazione ed analisi quinquennale di una banca dati di Pap Test eseguiti su un campione di popolazione generale: confronto con altri dati di riferimento

Discussione

Se analizziamo i dati sopra riportati possiamo vedere innanzitutto che un grosso numero di pap test (quasi 60.000) sono stati eseguiti in questi cinque anni.
Valutando i risultati ottenuti si evidenzia come la maggior parte dei pap test sia stata eseguita su pazienti di età compresa tra 25 e 65 anni, fascia di età ritenuta piu` a rischio. Di questi il 90 % è risultata negativa, quindi queste donne rientrano nel gruppo a basso rischio per carcinoma della cervice, con consiglio di ripetere la colpocitologia dopo 2-3 anni.
La percentuale dei pap test patologici sul totale degli eseguiti è del 4.2%, pero` nella fascia di età inferiore a 25 anni è maggiore (5.3%), se confrontata col gruppo 25-65 anni (4.2%), mentre la stessa percentuale si abbassa dopo i 65 anni (3.3%). (Tabella 4 - Grafico B)
Benché l’incidenza del carcinoma cervicale sia bassa prima dei 35 anni, negli ultimi anni sta aumentando l’incidenza dei precursori nelle adolescenti, con una percentuale variabile tra il 3.8% e il 20% in letteratura.
In effetti questa è la fascia di età realmente a rischio di sviluppare carcinoma negli anni successivi, quindi lo screening per carcinoma della cervice, inteso come identificazione dei precursori del carcinoma, dovrebbe includere anche le ragazze di età  inferiore a 25 anni, se sessualmente attive.
La percentuale dei pap test inadeguati è del 5%, maggiore di quella riportata da altri autori in letteratura, ma questo è in parte giustificato dai rigidi criteri di lettura applicati dai nostri citologi, che considerano, come descritto nei materiali e metodi, inadeguato il pap test, quando almeno il 75% del vetrino non è leggibile. Comunque a nostro parere è opportuno ripetere questi pap test dopo una idonea terapia, affinché a ciascuna donna sia data una risposta adeguata che le consenta di entrare nel gruppo a basso rischio, in caso di negatività, o di trattare adeguatamente eventuali lesioni presenti.
Infine abbiamo rilevato una percentuale di carcinoma invasivo dello 0.05%, abbastanza bassa se rapportata ai dati riportati in letteratura, ma in linea col fatto che effettivamente l’incidenza del carcinoma della cervice sta diminuendo. Tale percentuale si accorda con il fatto che il nostro non è un centro di diagnosi di secondo livello come la maggior parte dei centri che pubblicano i loro dati ma raccoglie un campione di popolazione che esegue pap test per controlli periodici talora anche secondo iniziativa personale e non su consiglio del medico curante o per monitorare patologie precise.

Conclusioni

Dall’introduzione del concetto di screening ad oggi c’è sicuramente stata una riduzione di incidenza e mortalità per carcinoma cervicale.
In Italia attualmente il 52% della popolazione femminile è coperta da screening organizzati. Secondo questi dati il 48% delle donne italiane non esegue pap test e considerato che la maggior parte dei carcinomi si osserva in donne che non ha mai eseguito pap test, l’Italia dovrebbe avere una incidenza di carcinoma della cervice molto più elevata (44 su 100.000 donne l’anno in Taiwan dove il 54% della popolazione è coperta da screening).
In realtà questo dato non tiene conto di tutte quelle donne che pur non rientrando in programmi di screening organizzati eseguono pap test spontaneamente; queste donne sono soggette comunque a screening per il carcinoma della cervice e ciò contribuisce alla riduzione della mortalita` e dell’incidenza per questo tumore.
Quindi in base ai dati riportati dagli screening organizzati perdiamo una notevole quantità di pap test eseguiti da altri centri, pubblici o privati, i cui dati andrebbero valutati e confrontati sia per un miglioramento della qualità interna di ciascun laboratorio, sia per una valutazione complessiva più obiettiva della prevenzione del carcinoma della cervice oggi in Italia.